WARDRUNA, UNA NUOVA ERA DEL NORDIC FOLK

(PARTE II)

Hai ascoltato con attenzione “Runaljod - Gap Var Ginnunga”? In questa seconda parte dedicata ai Wardruna, parleremo dei due lavori successivi che, assieme al primo album, vanno a completare la trilogia dedicata alle rune, l’alfabeto usato da popolazioni vichinghe e germaniche risalente addirittura all’età del bronzo.
Ascoltando, forse ti sei accorto di alcuni suoni nuovi, insoliti, curiosi… infatti, sono prodotti da strumenti costruiti a mano direttamente dai componenti della band, capaci pure di abilità artigianali quindi, quello dei Wardruna risulta essere un progetto particolarmente creativo per diversi aspetti.

La pubblicazione del secondo album tanto atteso, arriva nel 2013; “Runaljod - Yggdrasil” il titolo.
Sempre fedeli nel rievocare quel lato spirituale di un passato lontano, i Wardruna non si smentiscono.
L’album propone atmosfere leggermente meno mistiche rispetto al precedente lavoro, lasciando spazio a ritmi più incalzanti, di stampo tribale, grazie all'uso di un maggior numero di strumenti a percussione; lo si percepisce fin dall'ascolto della prima traccia “Rotlaust Tre Fell”, brano molto carico ed intenso. L’intensità continua anche nella successiva “Fehu”, nella quale c’è la voce di Lindy-Fay Hella che padroneggia, mente a Gaahl, per l’intero album è stato riservato un ruolo marginale rispetto agli interventi in “Runaljod - Gap Var Ginnunga”. Le parti vocali si alternano come sempre tra cantato, parlato, sussurrato e cori solenni che esaltano l'aspetto epico della musica ed anche in “Runaljod - Yggdrasil” non mancano i suoni della natura.
Tutte le canzoni sono interessanti, ma una nota particolare va a “Solringen”, nona delle 11 tracce; è forse il brano che più si avvicina al mood del precedente lavoro e vanta un ritornello cupo e penetrante, molto bello. L'album termina con l’imponente “Helvegen” che, grazie ad un ottimo arrangiamento, un ritmo cadenzato e ad uno splendido coro, racchiude in sé quegli elementi che fanno tornare alla memoria i riti pagani consumati nelle fredde foreste norvegesi. In questo disco le canzoni non si legano senza interruzioni come nel primo, ma il viaggio sonoro è comunque assicurato.

La trilogia viene definitivamente completata con l'album, “Runaljod - Ragnarok” pubblicato nel 2016 e la curiosità è che questo, è il primo album realizzato senza la partecipazione di Gaahl.
Della trilogia, è il lavoro che abbiamo ascoltato meno, forse per un azzardo negli arrangiamenti che non gli consentono di avere una grande intensità, forse perché a nostro avviso è difficilissimo eguagliare l’altezza compositiva raggiunta con “Runaljod - Gap Var Ginnunga”… fatto sta che non ci ha coinvolti emotivamente come i due titoli precedenti.
I Wardruna sono comunque riusciti nell’intento di scrivere un buon album e di sicuro, proprio grazie a queste scelte azzardate, non risultano mai essere scontati o ripetitivi ma ne hanno guadagnato da una parte per perderne dall’altra, infatti né risentono la magia, le atmosfere, l’aspetto emotivo ai quali la band norvegese ci ha abituati.
“UruR”, “Isa” e “Runaljod” sono dei brani indubbiamente belli, potenti, intrisi di folklore e di orgoglio vichingo, “Odal” ci regala un bellissimo ritornello e “Raido” è a nostro avviso, il brano più suggestivo ma non c’è in tutto l’album, un solo momento che riesca a ripetere il meraviglioso ed oscuro fascino dei primi due lavori.

Conclusasi la trilogia, il viaggio non finisce assolutamente qui; prosegue con altri tre lavori, “Skald”, “Kvitravn” e “Birna” ma non è in questo articolo che ne vogliamo parlare… di certo, i Wardruna troveranno ancora spazio nel nostro blog.

12 Aprile 2025

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