Nell’articolo precedente abbiamo parlato un po’ in generale del funeral doom dicendo quanto questo sottogenere del metal sia particolarmente strano e cupo. Ora scaviamo nelle viscere ed andiamo a parlare di un esponente di rilievo, un artista dalle visioni eccezionali.
Il nostro primo contatto con il funeral doom avvenne nel 2010… ci ritrovammo per mano un volantino pubblicitario dell’etichetta discografica tedesca Cyclone Empire che pubblicizzava la ristampa di “Gudsforladt”, glaciale album di pure depressive black funeral doom metal… Cosaaaaaa??? E che cazzo è ‘sta roba?
Pensammo subito all’ennesimo inutile escamotage per cercare di vendere, tramite la trovata pubblicitaria di una serie di folli generi metal messi assieme ed al momento non ci prestammo più di tanta attenzione. Pochi giorni dopo però, ricapitatoci in mano il volantino, tornammo sul titolo dell’album, “Gudsforladt” e decidemmo di ascoltare questo lavoro soltanto perché ci piaceva il suono di questa parola… Ma l’album di chi è? Di un certo Nortt… Boh, mai sentito.
Già dalle prime note, rimanemmo in totale silenzio, venimmo catapultati in un mondo di atmosfere pesantissime, tetre ed oscure, decisamente diverse da tutto quello che avevamo ascoltato fino all’ora; capimmo subito che non era per niente una cazzata pubblicitaria, anzi, ci trovammo di fronte a qualcosa di nuovo, un nuovo modo per esprimere dolore, disperazione, morte.
Eh sì, è proprio la morte che avvertimmo ascoltando questo lavoro e, acquistato immediatamente il CD, sul retro leggemmo scritto proprio quello che riportava il volantino della Cyclone Empire, pure depressive black funeral doom metal… è in questa maniera che Nortt, la mente che sta dietro a tutto ciò, definisce la sua musica.
Ma chi è Nortt?
1995, Odense, Danimarca… un ragazzo del quale non si sa nulla, non se ne conosce neppure il nome, dà vita ad un progetto che porta il suo stesso nome d’arte, Nortt. Appena 2 anni più tardi, realizza una demo autoprodotta e limitata a sole 100 copie dal titolo “Nattetale”, un raw black metal, freddo e dalle ritmiche piuttosto lente ma ben lontano dal funeral doom al quale si dedicherà in futuro.
Il cambio di rotta avviene con il lavoro successivo, intitolato “Døden…” del 1998 e lui stesso spiega che questa demo l’ha concepita passando intere giornate nei cimiteri, sentendosi particolarmente ispirato; si percepisce chiaramente che la linea musicale intrapresa, lo fa portavoce di un messaggio che proviene direttamente dal mondo dei morti.
L’aria che respirava nei cimiteri ed il pathos che sentiva con le anime dei defunti gli hanno permesso di scrivere anche dell’altro materiale che ha realizzato nel 1999 sempre sotto forma di demo, “Graven”, gettando delle solide basi per il capolavoro che sarebbe stato in grado di creare e registrare dopo qualche anno.
Le tre demo sono autoprodotte e si presentano in puro stile self-release; incisioni dalla qualità scadente e dal sound scarno (a parte “Graven”, che gode di una registrazione migliore), delle quali lo stesso autore ha dichiarato di non esserne particolarmente soddisfatto ma comunque, a nostro avviso, non prive di buone idee, che Nortt avrebbe in parte ripreso in futuro, per dare loro una degna produzione.
Al primo periodo dedicato alle demo seguì un contratto discografico, grazie al quale, Nortt poté realizzare un EP nel 2002, dal titolo “Hedengang”; è proprio in questo lavoro che si comincia a sentire il vero sound che l’artista vuole esprimere. L’EP è realizzato soltanto in vinile 7” ed è limitato a sole 350 copie e ad oggi, è uno dei pezzi della discografia più difficili da reperire. La qualità della registrazione è decisamente superiore rispetto alle demo, è più definito anche il cantato e sono presenti pure dei buoni arrangiamenti di tastiera; se le produzioni di funeral doom metal sono sempre state volutamente scadenti per ricreare le tipiche atmosfere cupe e decadenti, in “Hedengang”, anche se la qualità è migliore, il mood non ne risente per niente. Un buon lavoro senza dubbio, un ottimo preavviso di quello che seguirà, il già citato “Gudsforladt”, qualitativamente ancora superiore e decisamente più tetro e più devastante rispetto all’EP… molto probabilmente, il punto più alto dell’intera discografia di Nortt.
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