Nel precedente articolo abbiamo gettato un po’ di luce sul tremendo ed oscuro progetto svedese Abruptum ed abbiamo analizzato il loro primo periodo di vita, dalla nascita della band sul finire degli anni ’80 fino all’eccezionale traguardo raggiunto nei primi mesi del 1992 con il contratto firmato con la Deathlike Silence Productions, l’etichetta discografica di Euronymous, acclamato leader dei Mayhem. Questo primo periodo fu di fondamentale importanza per gli Abruptum ma lasciò anche sul campo la prima vittima; infatti, nei mesi seguenti l’uscita dell’EP intitolato “Evil”, All fu costretto a lasciare la band a causa dei continui e crescenti problemi con l’alcool. Al timone quindi, rimasero i soli It e Morgan Steinmeyer Håkansson, il quale ebbe maggiore possibilità di esprimersi. Cominciò così l’avventura in casa Euronymous con Håkansson che si occupò di tutte le parti strumentali ed It concentrato sulle parti vocali.
Il primo lavoro ufficiale della band, prodotto dalla Deathlike Silence Productions, uscì il 15 marzo del 1993, si intitola “Obscuritatem Advoco Amplectère Me” e consta di soli due brani della durata di più di 25 minuti ciascuno. Appena un anno dopo, esattamente il 1 aprile del 1994, la stessa Deathlike Silence Productions, diede alle stampe il secondo album degli Abruptum, intitolato “In Umbra Malitiæ Ambulabo, in Æternum in Triumpho Tenebraum” che si presenta con un unico brano della durata di un’ora.
Un po’ la stranezza totale della musica degli Abruptum, un po’ per il fatto che vennero prodotti da Euronymous ed un po’ anche perché etichettati come la band più malvagia al mondo, il successo del folle progetto svedese crebbe parecchio nella prima metà degli anni ’90.
In entrambi i lavori si portarono agli estremi le sperimentazioni del periodo delle demo ed il risultato è un vero e proprio incubo sonoro che non ha eguali. La completa assenza di strutture, la scarsa musicalità e l’insieme di rumori ed urla agghiaccianti dai quali si viene investiti durante l’ascolto etichettarono il genere come noise anche se le atmosfere che si respirano, conducono allo spirito più crudo del black metal.
Questi due album divisero l’opinione dei metallari dell’epoca tra coloro che reputavano gli Abruptum dei fenomeni capaci di creare della musica mostruosa e totalmente infernale e coloro che invece li consideravano una band di incompetenti, un non-music project con degli album completamente improvvisati, privi di senso e piuttosto sgradevoli.
In seguito all’omicidio di Euronymous ed al conseguente fallimento della Deathlike Silence Productions, ci vollero due anni prima che gli Abruptum tornassero a pubblicare qualcosa ed infatti, nel 1996 uscì “Vi Sonus Veris Nigræ Malitiæs”, registrato interamente da It, costretto ad occuparsi di tutto visti i sempre più crescenti impegni dei Marduk che tennero lontano Håkansson. Nel retro della copertina si legge l’iconica frase: «gli Abruptum non si assumono nessuna responsabilità per le aziono fatte sotto l’influenza di quest’album. L’ascoltatore deve ricordare che gli Abruptum sono l’essenza audio del puro male ed ascoltarli è a proprio rischio e pericolo».
Nonostante la partecipazione come ingegnere del suono dell’illustre Peter Tägtgren, produttore discografico e polistrumentista svedese di successo, l’andamento dell’album non è differente dai suoi due predecessori ed anche in questo caso è composto da una sola canzone della durata di poco più di un’ora. Ad accompagnare le impressionanti urla disumane di It ci sono le solite lamentele della chitarra, l’irregolarità della batteria ed il marasma infernale di rumori e di atmosfere paurose.
Poco dopo la fine delle registrazioni però, It abbandonò il progetto Abruptum in seguito ad una crescente depressione e ad un malessere interiore. Decise così di uscire completamente di scena. A questo punto, gli Abruptum diventarono di fatto il progetto solista di Håkansson.
Non avendo la possibilità di dedicarsi interamente, Håkansson pubblicò col nome Abruptum soltanto nel novembre del 2000 un EP di tre brani dal titolo “De Profundis Mors Vas Cousumet” e con delle durate decisamente inferiori rispetto alle durate dei brani del passato. In questo EP ci fu l’ultima collaborazione con It che lo si può sentire con le sue urla angoscianti nella prima canzone, tra l’altro composta con una struttura e con una ritmica di batteria ben precise, elementi mai sentiti fino ad ora. Il resto dell’EP è puro noise disturbante. Questo lavoro fu molto probabilmente l’esperienza finale in studio per It che in seguito si trasferì in Polonia facendo perdere ogni sua traccia. È morto a 44 anni nel febbraio del 2017, in circostanze sconosciute.
Da qui in avanti, la discografia degli Abruptum è piuttosto irregolare, visto il successo planetario avuto dai Marduk e con Håkansson perennemente impegnato.
Questo lo rende impossibilitato ad avere una certa continuità, relegando così il progetto Abruptum a malvagia ed oscura creatura che solo lui decide quando far risalire dal più profondo degli abissi.
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