IL GOTHIC DOOM DEI TYPE O NEGATIVE

(PARTE II)

Il 17 agosto del 1993 uscì sul mercato il terzo album in studio dei Type O Negative intitolato “Bloody Kisses”. Ascoltammo per la prima volta questo album un paio di anni dopo la sua pubblicazione e proprio con questo album conoscemmo i Type O Negative. Rimanemmo piacevolmente colpiti dal particolare sound di questo disco, non avendo mai sentito prima, niente di simile. Non per un discorso affettivo legato al fatto che è stato il loro primo disco che abbiamo ascoltato ma lo reputiamo il miglior lavoro della band in assoluto, il loro capolavoro, il loro apice compositivo. Non a caso è l’album che ha dato alla band il successo planetario e che è stato certificato prima disco d’oro nel 1995 ed in seguito disco di platino, cinque anni più tardi.
Si presenta con una qualità decisamente superiore ai primi due album e la produzione ha riservato la giusta attenzione ad ogni strumento; i suoni di chitarra, se pur sempre “zanzarosi”, godono di una distorsione maggiormente strutturata, più compatta, come i suoni delle tastiere, vari, molto atmosferici e sempre azzeccati; i suoni di batteria sono più decisi ed equilibrati rispetto al passato ma è soprattutto la voce a fare la differenza, nel pieno della sua espressione, con delle linee melodiche profonde, originali, significative. Una serie di canzoni ricche di arrangiamenti, innovative nelle strutture e molto molto emotive.
Per quest’occasione, il quartetto si avvalse della collaborazione di vari coristi ed addirittura della Brooklyn Philharmonic Orchestra.

Parlando di arrangiamenti, è assolutamente da menzionare la riproduzione di un canto gregoriano presente verso la fine della seconda traccia, “Christian Woman”, un curioso ed allo stesso tempo azzeccato mix tra sacro e profano. La canzone è stata scelta come secondo singolo dell’album e dura quasi 9 minuti, è divisa in tre parti ed è piena di colori; nella prima parte, a contrapporsi ad un andamento pesante tra chitarra, basso e batteria, c’è un coro sublime che riempie il ritornello in maniera eccezionale… nella seconda parte, si passa repentinamente dalle chitarre distorte a quelle acustiche e si viene scaraventati in un’atmosfera completamente diversa dalla precedente ed infine, nella terza parte della canzone, ecco nuovamente le distorsioni ed il tipico sound metal con l’alternanza della voce di Steele al canto gregoriano menzionato in precedenza che dà un tocco particolarissimo, misticamente dark… Un esempio della grande capacità compositiva dei Type O Negative, “Christian Woman” è diventata una delle canzoni più conosciute ed apprezzate della band.

A seguire, la terza traccia e primo singolo tratto dall’album, “Black n° 1”, oltre 11 minuti di canzone, è un altro esempio di magistralità… Fin da subito si può apprezzare la voce molto intima e quasi sofferente di Steele che, appena entrano le chitarre distorte, si proietta in un urlo disperato. Nel ponte che lancia il ritornello si sente invece la voce del chitarrista Kenny Hickey, che in diverse occasioni si alterna a Steele nel canto. Anche a “Black n° 1” è riservata una struttura piuttosto varia ed in seguito ai due blocchi strofa/ritornello è presente un curioso arrangiamento di clavicembalo in stile quasi cinquecentesco. Tutte raffinatezze che delineano una grande capacità d’espressione.

Merita essere menzionata anche la traccia numero 10, “Bloody Kisses (A Death in the Family)”, altro brano della durata superiore ai 10 minuti… capolavoro assoluto e, secondo il nostro punto di vista, il più alto esempio di gothic metal che sia mai stato scritto. L’intro del brano è affidato all’organo di Josh Silver che riesce a calare da subito l’ascolto in un’atmosfera pienamente dark e la batteria, possente e cadenzata che mantiene per tutta la durata un lento ritmo doom. Molto significativa anche la voce di Steele che, assieme alle varie parti di tastiera innalzano questo brano ad inno assoluto del genere, talmente coinvolgente e profondo che non sembra affatto che duri quasi 11 minuti.

La traccia che chiude questo capolavoro si intitola “Can’t Lose You”, piacevolissimo brano di 6 minuti nei quali si può godere del Sitar, strumento a corde indiano che si muove nella sua tipica grazia accompagnato dalle sezioni degli archi della Brooklyn Philharmonic Orchestra; ennesima scelta azzeccata ed ulteriore colore che va ad arricchire e che prepara al gran finale che… che non c’è… no, non c’è finale per “Bloody Kisses” infatti, sul più bello, l’audio viene bruscamente interrotto come se fosse saltata la corrente… basta, finito!

“Bloody Kisses” fu accolto molto bene dalla critica, infatti ricevette numerosi buoni consensi nelle varie recensioni arrivando addirittura ad essere considerato il miglior lavoro dell’intero 1993. Un certo Steve Huey, giornalista e critico musicale di Allmusic scrisse a riguardo: «…anche se suona come un funerale, le melodie ariose unite ad una buona dose di ironia, danno nuova vita al genere gothic che fino a prima, risultava essere in declino».
Questo fu l’ultimo album del batterista Sal Abruscato che, al termine delle registrazioni, purtroppo lasciò la band in seguito a dei disaccordi con Peter Steele. I Type O Negative continueranno la loro carriera fino al 2010, realizzando senza dubbio altri buoni lavori ma secondo noi, non sono più riusciti a ripetersi, non hanno più raggiunto l’altezza di “Bloody Kisses”, un album di eccezionale carica espressiva, pieno di affascinanti ed intricati schemi sonori e capace di regalare infinite emozioni.

27 Luglio 2025

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