Dopo aver prestato attenzione alla prima fase della discografia di Nortt, fatta di tre demo autoprodotte e tutte realizzate in versione audio-cassetta ed un EP pubblicato soltanto in formato vinile 7”, eccoci alla seconda fase del percorso di questo introverso musicista, maggiormente strutturata e decisamente più interessante.
Grazie ad un contratto discografico ed allo sviluppo artistico di Nortt, si è tracciata una linea che di fatto ha posto fine al primo periodo, quello della ricerca e della formazione e dato inizio ad una nuova fase, ovvero quella della maturità e della consapevolezza; prima dimostrazione di tutto ciò è “Gudsforladt”, lavoro che parla da solo.
L’anno di pubblicazione di “Gudsforladt” fu il 2003, uscito in vinile e contenente 10 tracce ma nel 2004, venne ripubblicato in formato CD con una song in più, intitolata “Evig Hvile”, già presente come traccia di chiusura nella demo del 1998 “Døden”; il materiale, come sta scritto all’interno del booklet, venne registrato nella piovosa estate del 2003 e non a caso, la prima traccia intitolata “Graven”, è un dark ambient lasciato alle tastiere, che comincia con la fedelissima riproduzione di una pioggia battente che introduce al grigiore che pervade per l’intera durata del disco. Ottimo intro, di gran gusto… e poi si va di funeral doom.
In “Gudsforladt”, Nortt ripropone in una nuova veste tutte e quattro le songs già presenti nell’EP dell’anno precedente ed ascoltando le varie versioni si avverte che nel giro di poco tempo, l’artista ha compiuto una notevole evoluzione, sia nel songwriting sia per quanto riguarda gli arrangiamenti riuscendo a creare efficacemente una serie di atmosfere deprimenti e decadenti che riempiono l’intero lavoro. In “Gudsforladt” non manca la melodia, espressa con azzeccate parti di pianoforte e tastiere e composta di poche e tristi note.
Nonostante la chiave di lettura sia in generale data da un sound pesantissimo ed oscuro, una sezione ritmica lentissima, un cantato cadaverico e spettrale e dei toni malinconici ed infelici, Nortt distribuisce sapientemente gli ingredienti lungo tutto il percorso; a testimoniare ciò, il dolore e la disperazione che si trovano in “Hinsides”, l’andamento funereo di “Hedengangen” e “Døden”, l’aurea maligna che c’è in “Død og Borte”, il sinistro misticismo di “De Dødes Kor”, la desolazione di “Dystert Sins” fino alle affascinanti e semplici note di pianoforte sul finale di “Evig Hvile” che vanno a chiudere questo capolavoro trasmettendo un senso di vuoto incolmabile… il tutto poi, realizzato con una produzione di ottimo livello, valore aggiunto che rende questo album a dir poco eccellente nel suo genere…
“Gudsforladt” è la prova di quanto la musica, se fatta bene, possa essere un eccezionale veicolo di esperienze emozionali ed è ovvio che noi, ne rimanemmo profondamente colpiti fin dal primo ascolto.
Non ci è dato sapere le impressioni di Nortt a riguardo, non sappiamo se, ed in che maniera Nortt abbia commentato il suo lavoro, per le rarissime interviste o dichiarazioni che è disposto a rilasciare e per il fatto che non è assolutamente un personaggio social, fatto sta che è stato capace di creare un capolavoro assoluto, un inno alla disperazione ed al dolore, ha dato un risveglio alle tormentate anime dei defunti… d’altro canto, è difficile che un sottogenere come il funeral doom metal, definito l’underground dell’underground, abbia spazio su riviste e canali pubblicitari vari, perché concepito nei cimiteri e destinato a rimanerci.
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